La
Commedia in Tre Atti "Ccè nì sé Tu?" scritta e diretta da Valerio
Manisi, in onore della festività di San Ciro, Santo Patrono di
Grottaglie (Ta), va in onda INTEGRALMENTE su TBM!
Per
chi non l'ha mai vista, per chi la volesse rivedere ecco a voi la
versione integrale della Commedia in Tre Atti "Ccè ni sé Tu?" di Valerio Manisi.
27, 28 e 29 gennaio2012 - "Piccolo Teatro Massimo Troisi" - Napoli
4 marzo 2012 - "Teatro della Memoria" - Milano
15, 16, 17 e 18 marzo 2012 - "Teatro Petrolini" - Roma
29 marzo 2012 - "Teatro Padre Turoldo" - Taranto
31 marzo 2012 - "Teatro Monticello" - Grottaglie (Ta)
siamo anche su
TRAILER
UN FRAMMENTO DELLO SPETTACOLO
INTERVISTE & ARTICOLI
"IL TEATRO VALE... PER 2!" SUL PALCOSCENICO VALERIO VALE... E RADDOPPIA!
Al Teatro Monticello di Grottaglie è andato in scena per tre giorni consecutivi lo spettacolo teatrale "Il teatro Vale... per 2!" scritto e diretto da Valerio Manisi. Ad affiancare l' eclettico artista grottagliese c'era un altro Valerio anche lui con la passione per il teatro, per il proprio dialetto e per le proprie tradizioni partenopee: Valerio Di Tella. Tre anni dopo la commedia "Ccè ni sé tu?" Valerio Manisi porta in scena uno spettacolo che vuole essere un omaggio alla prosa, alla poesia, alla musica, alle tradizioni, riuscendo a raccordare questi vari aspetti così apparentemente distanti tra loro in una armonia così naturale da rendere l' atmosfera piacevole attraverso momenti ora di incontenibili risate, ora di pungente commozione in un ritmo sostenuto da una frizzante dialettica ibrida fra l'italiano, il grottagliese ed il partenopeo.
Il duo funziona benissimo e lo scambio di battute è degno delle più navigate coppie del varietà; esilarante è il monologo che vede Valerio ricevere la telefonata della madre e lo scambio di battute sulle similitudini campano-grottagliesi: abbiamo in comune ceramica, pizza, persino San Ciro fino alla spazzatura. Risate ma anche melodia.
Valerio spazia a 360 gradi e ci regala anche due belle canzoni di De Andrè accompagnato dalla chitarra di Domenico Carlucci. Non manca però il riferimento alla tradizione, la consapevolezza di essere un "pizzicatu intr’allu core". E allora compare sulla scena Francesco Motolese "Franchittone" in un riuscitissimo sketch che strappa risate ed applausi.
Battute divertenti, musica ma anche poesia. Vale per 2 dicevamo ma anche Manisi per 2 quando sulla scena irrompe il fratello Francesco palesando da subito grande talento interpretativo. Un omaggio al teatro ed ai suoi interpreti come il compianto Enzo Cannavale, ricordato in una famosa performance con Nino Taranto. Vista la napoletanità di Valerio Di Tella non poteva poi mancare l’ omaggio a Massimo Troisi.
Ma il talento di Valerio è totalizzante fino ad allungarsi indietro nel tempo recitando a memoria passi del quinto canto della Divina Commedia, così, a modo suo, riuscendo a trasmettere molto bene la drammaticità dei contenuti.
E nello spettacolo importantissimo è stato l’ apporta della Compagnia del Teatro Jonico Salentino con apparizioni a volte anche fugaci di alcuni personaggi ma studiate ad hoc che hanno impresso ancor più colore alla rappresentazione. In un’ epoca dove il teatro fatica a ritagliarsi un posto, soccombendo spesso davanti ai nuovi kolossal della cinematografia moderna e dei cartoni digitalizzati, fa molto piacere che si sforzi di rivivere proprio per mezzo di due giovani interpreti pare quasi usciti fuori da una macchina del tempo disposti a tutto per passione e talento a farlo rivivere, a rivitalizzarlo, rispolverarlo davanti ad un pubblico che forse non lo conosce ormai più o in fondo non lo ha mai conosciuto veramente, tirando fuori tutti i suoi aspetti da quello gioioso a quello drammatico.
Alla fine dello spettacolo, che si conclude con l’ ormai dimenticato suono di una zampogna che fa da cornice ad una canzone di De Andrè, si percepisce la sensazione di aver trascorso una piacevole serata con la consapevolezza che finchè ci saranno interpreti che il teatro lo amano e lo vivono il sipario non calerà mai.
"Ringrazio ancora una volta Madda D'Amicis che con tanta pazienza ha voluto dinuovo dire due parole sul mio spettacolo!... buona lettura!" V.M.
È molto difficile descrivere cosa si prova andando a teatro a guardare una Commedia incentrata sul Teatro stesso.
Il Teatro nel Teatro...Bella impresa!
Il Teatro attraverso gli occhi di chi vive per il Teatro ed il Teatro visto con i miei occhi, gli occhi del disattento fruitore.
Una sorta di scatola cinese che racchiude sogni, emozioni, aspettative, risate, riflessioni o semplici casualità...
È così, un anonimo giorno come tanti, un piccolo incidente intrappola due persone nella metropolitana di una grande città e le costringe a vivere un momento di assoluta staticità mentre fuori, proprio sulle loro teste, la vita continua a scorrere frenetica ed inesorabile.
Due mondi paralleli, uno sotterraneo ed uno in superficie, il primo reale e presente, l'altro solo appena intuito.
Le facce di una sola medaglia o si potrebbe dire, i lati di una stessa personalità. L'Io, tutto proteso ad affannarsi nelle cose materiali dell’esistenza mentre il Super-io sogna, ricorda..spera..
Il Teatro metafora della vita, metafora di noi stessi; quasi un moderno Decameron nel cui tempo sospeso si intrecciano scenette esilaranti ed amare riflessioni.
Ciò che il distratto spettatore chiamerebbe "minestrone" di fatti e personaggi, a guardarlo bene è ben altro, è una selezione attenta e puntuale di quelle scene che hanno fatto grande il Teatro da Dante Alighieri a Jerry Lewis passando per Cannavale, Taranto, Troisi, De Filippo senza dimenticare di dedicare un piccolo omaggio anche al grande De Andrè ma non solo riproduzione fedele di ciò che è stato ma anche creatività.
Come al solito, il regista supera sé stesso inventando ma soprattutto estremizzando con ironia personaggi e luoghi comuni dal napoletano che vuole mostrare a tutti i costi il biglietto al controllore, al grottagliese in vacanza a Napoli.
Solo se si guarda l’Opera con gli occhi di un bambino, con gli occhi dei semplici, dimenticando cavilli e tecnicismi se ne riesce davvero a capirne il senso: quel miscuglio di Commedia, Tragedia ed Avanspettacolo altro non è che un bel sunto di ciò che nel corso dell’esistenza ci può capitare proprio perché nella vita nulla è prevedibile o perfetto, avulso da imprecisioni e proprio le comparse, nella vita come a Teatro, sono quelle che caratterizzano e danno movimento.
Il Teatro come ogni altra forma di espressione umana, è per sua definizione imperfetto ma al tempo stesso è luogo onirico dove si mischiano sogni e realtà e dove può essere molto facile che l’attore si identifichi e si immedesimi nel personaggio che interpreta.
Un bel Melting pot tra grottagliesità e napoletanità, ben portate in scena da Valerio Manisi e Valerio Di Tella in cui ci si rende conto e si fa ironia sul fatto che poi "tutto il mondo è paese" e che in fondo tutte le mamme sono uguali.
Sicuramente il leitmotiv di tutta l’opera è l’Amore in ogni sua manifestazione, quel genere d’ "Amor che move il sole e l’altre stelle".
L’amore come comunemente lo intendiamo è solo una briciola nell’Universo delle emozioni che per fortuna, ostinazione o casualità ci capita di vivere; la minor cosa che ci possa capitare in Teatro come nella vita.
Quel genere di sentimento che ci spinge a lottare anche se quella lotta razionalmente sarebbe finita da un pezzo, lo stesso sentimento che ci fa credere nei sogni, ci emoziona quando ascoltiamo le note della nostra canzone, quando la cantiamo, quando prendiamo il nostro strumento in mano e ci viene voglia di suonarlo anche se il suono non sarà mai preciso,non sarà mai pulito.
Quella luce che ci brilla negli occhi quando recitiamo una poesia o guardiamo gli altri recitarla, la stessa luce che ci accende quando lottiamo per un ideale, quando tentiamo e ritentiamo senza riuscirci ma consci che prima o poi ci riusciremo.
La scintilla che si innesca quando incrociamo uno sguardo, quando crediamo d’aver trovato chi senza parlare ci possa capire, quell’anima pura che riesce a fare di noi persone migliori.
In tutto ciò che siamo e che facciamo, la passione e l’ardore che investiamo nel realizzare i nostri sogni.
Lo stesso identico sentimento che tiene il pubblico incollato per ben due ore alle poltrone di un teatro gremito e lo fa ridere…e lo fa piangere.
Quel sentimento che mi fa scrivere di ciò di cui non mi sarei sognata di scrivere mai.
Salvezza ma al tempo stesso malattia, qualcosa che intossica l’anima, che ti impedisce di respirare ma è capace di toccare la corde dell’anima stessa e farla vibrare con un tocco così leggero che riesce a farla tremare come se sfiorasse le corde di una cetra, capace di spargere il suono nella stanza come lacrime sul viso.
Una lacrima ed un sorriso, uno schiaffo seguito da una carezza, un abbraccio ed uno scossone, un canto, un ricordo, un pensiero…tradizione popolare unita a ricercatezza, colpi di scena…malinconia.
Altro che frammentarietà dell’opera!
Si torna a casa stringendo una rosa tra le mani, rossa come il sipario di pesante velluto che chiude ineluttabile la scena e ci si ritrova da soli ad accarezzare quei petali ed a pensare a chi ci ha fatto ridere ma si prova un grande senso di vuoto ricordando un’arte che pian piano si sta perdendo sconfitta da altre forme più commerciali di comunicazione.
Si torna a casa forse senza capire a cosa si sia davvero preso parte, si torna a casa e da disattenti ed ignoranti spettatori si pensa solo d’aver passato un paio d’ore in allegria ma poi riflettendo si riesce a comprendere che per un attimo si è fatto parte di un Universo che usualmente forse non ci appartiene ma nel contempo è essenza di tutte le cose umane, essenza della nostra anima.